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Angoli di Sardegna

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Novembre 9, 2018

Finalmente riesco a raccontare di questo posto. Riesco a farlo da qui.

In Sardegna c’ero stato nel ’93. E ai miei occhi era stato un posto di vacanza come tanti altri. Uno di quei posti che vai a farti le vacanze ad Agosto. Una tipica vacanza italiana. Uno di quei posti che se non ci vai d’estate, non c’è nulla. Era a Sant’Antioco. Di quella vacanza mi ricordo poco.

In realtà in Sardegna c’ero stato ancora prima. Da più piccolo. Era successo a Badesi, a quell’età che non mi ricordo.

Poi in Sardegna ci sono tornato. Un sacco di anni dopo. Ci sono tornato in autunno. Ci sono tornato per fare surf. Avevo iniziato da poco tempo a surfare; avevo iniziato durante una vacanza all’estero, grazie a Natal. Poi ero tornato in Italia, convinto che fosse impossibile surfare nel mio paese. Ma con un po’ di fortuna, con la mia voglia di cercare le onde, e grazie a qualche piacevole incontro, ho iniziato a farlo a casa mia.

Poi ho iniziato a leggere di onde davvero belle anche nel Mediterraneo. Ho letto delle onde della Sardegna. Così, grazie al surf, ho ritrovato la Sardegna. Con occhi completamente diversi.

In Sardegna ci sono ricapitato così; e grazie al surf, ho trovato l’isola. Ho “scoperto” l’isola.

 

Costa sud est – La ricerca delle onde

 

Da quella volta, in Sardegna ci sono tornato tante volte. Per tornare a cercare le onde. Per tornare a scoprirla. Ed è così che mi ritrovo a raccontare di quest’altro mio ritorno sull’isola. Di quest’altro pezzetto di isola. Un altro angolo di paradiso. Di quest’altra ricerca. Di quest’altra scoperta.

Scrivo della Sardegna in Sardegna. Quanto mi piace questa cosa. Da un pensiero all’altro, le parole mi vengono fluide e lisce. Mi sembra quasi di stare su una sinistra liscia e lunga; con la mia tavola che la segna e che fa quel rumore bello. Quel rumore della pinna che taglia. La taglia, l’onda. Poi un’altra. E poi un’altra ancora.

Sono immerso in questi giorni senza tempo. Senza bussola. Alla ricerca. Sì, la ricerca. Come spesso mi succede, se dovessi parlare non troverei le parole. Ma avverto chiara la sensazione che scrivendo, usciranno. Proverò a scrivere per raccontare la Sardegna come in questo momento è ai miei occhi. Approfittando di questo mio sfarfallio di pensieri.

 

Novembre in Sardegna – alla scoperta di calette deserte

 

La Sardegna è tanto. Alla Sardegna le va “dedicata” un bel po’ di vita per provare a scoprirla tutta. Quella voglia di scoperta che ho sentito dentro di me quando l’ho salutata con questi occhi.

Ero al ritorno da quel mio primo wend di surf; avvertii dentro di me che quest’isola era stata per me qualcosa di più. Che ci sarei tornato. Così, avvicinandomi alla Sardegna, forse la Sardegna mi ha accolto. E ho iniziato a dedicarle un po’ della mia vita. Tornandoci. E poi tornandoci ancora. Entrando in contatto con la sua terra e avendo la fortuna di scoprire, piano piano, alcune “sue” persone.

Nonostante i miei ritorni, ad oggi credo di aver scoperto davvero poco di questa terra. Credo anche di aver però scoperto la sua cosa più bella; la sua “immensità”.

 

Perdersi alla ricerca di scorci

 

Il mio sogno di continuare a scoprirla va avanti; e se le sue onde spesso mi trattengono in acqua, nei miei ritorni mi capita sempre di riuscire a dedicare il giusto tempo anche a tutto quello che questa terra, per me, rappresenta. Così, scrivendo, mi viene un pensiero: la Sardegna è strana. Più la conosco, più mi sembra che si aprano nuove storie, nuovi posti, nuove sensazioni da scoprire. Più la conosco, più mi sembra di avere davanti a me una tempesta di sorprese. Con la percezione che siano talmente tante,  da non riuscire a scoprirle tutte in questa mia vita. Forse.

 

Lo scirocco – Onde e salsedine

 

Poi, la Sardegna è spazi. Spazi senza tempo. E bisogna dedicarle tempo. Tanto tempo.

A meno che non si viva qui, bisogna avere tempo per poterci tornare spesso. Tempo per scegliere di restarci e perdersi. Bisogna avere tempo per lasciarsi. Tempo per decidere di scoprirla senza troppi itinerari. Tempo per decidere di arrivare in un luogo, e fermarsi.

In questa mia ultima avventura sull’isola, ancora una volta, il fatto di averla vissuta senza tempo, con due compagni di avventura che avevano un po’ la mia stessa voglia, credo mi abbia dato la possibilità di viverla. Sentirla. Quella voglia simile che a volte porta a staccarsi; per sentire i luoghi ognuno a modo suo. Quella voglia che però poi finisce sempre per “unire”.

 

Sentieri della provinciale 18

 

Senza tempo non credo che avremmo vissuto così la vista dalla torre di Porto Giunco. Senza tempo non avremmo deciso di incamminarci verso il faro di Capo Carbonara.

Senza tempo ci siamo trovati a scoprire un pezzo della provinciale 18. Il tratto che da Villasimius arriva fino a Capo Ferrato; questo pezzo di costa è un susseguirsi di sentieri e cale che lontane dalle folle estive, sembrano quasi mostrarsi come paradiso in terra. Nel mio immaginario paradiso: spazi, onde, e terra mista a mare.

Qualcuno, raccontando di questa terra, canta….”montagna che regala il mare“. Mentre ho girato in questi posti, è stata fortissima questa percezione. Le terra che diventa mare. Sì. Ci pensavo guardando questi scorci. Qui, terra e mare diventano “uno”. Si uniscono.

Vi racconto un aneddoto. Un pensiero. Un po’ contorto ma proverò a spiegarlo.

 

Sardegna – Terra che regala il mare

 

Mentre osservavo questo angolo tra terra e mare, ho pensato che in fondo risulta abbastanza semplice percepire il mare in quanto mare. E’ più facile. E’ più facile del percepire la terra in quanto terra. La terra è più facilmente contaminabile dall’uomo. E’ un po’ l’elemento preferito dalla maggior parte degli uomini; è l’elemento dove questi uomini si trovano a loro agio. Ed è quindi l’elemento al quale, l’uomo, ha fatto perdere molti dei suoi reali e selvaggi connotati. Li ha mutati.

Mare e terra.

Davanti a quello scorcio, riflettevo sul fatto che in molti angoli della Sardegna sono riuscito a percepirli uniti. Insieme. La terra, lasciata a se stessa. E il mare, lasciato alla sua forza. Riuscendo a percepirli più facilmente incontaminati. In quel tutt’uno che è la natura.

Il fatto che adesso, scrivendo, stia percependo questa emozione, è un turbine di felicità assurda. Sì, dalla terra si riesce a vedere il mare nella sua energia. E dal mare, magari su una tavola da surf, si riesce a vedere la terra, nella sua semplicità. Non so cosa abbia portato i Modà e i Tazenda a quella frase mentre cantavano “Cuore e Vento”. Mi piace pensare che si siano trovati come me, davanti ad un posto così, con questa stessa energia, e siano riusciti a sentire tutto questo. Facendo della Sardegna una scintilla di genio. Un po’ come lo è stato per me in questo momento.

 

Altro tratto di mare raggiungibile da uno dei sentieri della provinciale 18

 

Poi, la Sardegna è natura. In questo luogo la natura si avverte. La senti.

Il vento, la potenza del mare, i lunghi spazi di nulla, sono forse le “sentinelle” di questo tanto sentire. I custodi di questo luogo che può sembrare tanto. Che a molti sembra poco. Un tanto per pochi. Un tanto per chi ha occhi per vederla.

Io se fossi arrivato qui dieci anni fa, probabilmente me ne sarei tornato con poco dentro gli occhi. E non sarei andato oltre un bello da copertina di viaggi per nozze. Un po’ quello che si trova in tanti altri angoli di mondo. La Sardegna è tanto. La Sardegna è per pochi.

 

Verso il faro di Capo Carbonara

 

La Sardegna è voglia di perdersi. Nel suo mare. Tra le sue onde.

Una routine nei miei viaggi su quest’isola. Sebbene il perdersi sia un po’ una costante della mia vita. Oltre che di tanti viaggi.

Natura e spazi senza tempo, in questi luoghi fanno un po’ da compagni di portata alla voglia di perdersi; alla ricerca delle onde. Cercare le onde in Sardegna credo sia un’esperienza che ogni surfista meriterebbe di vivere almeno una volta nella sua vita. Non sono uno strepitoso surfista. Ma credo di essere un surfista che sa amare il surf nella sua essenza; che ha scelto di amare il surf nella sua essenza. Quella che è per me l’essenza del surf. Prima ancora che nel suo essere anche uno sport.

Da vecchio, forse, racconterò che la mie onde più belle non saranno state qui. Forse quando le racconterò, mi verrà da ricordare qualche onda oceanica. Ma cercare le onde qui, è qualcosa di unico. Seguire il mare. Seguire le onde. Perdersi tra le curve, e ritrovarsi all’improvviso il mare davanti con quel pezzo di onda che cercavi. Sì, perché in Sardegna dietro ogni curva viene fuori il mare. E dietro quella curva, infilarsi la muta, grattare la paraffina, e regalarsi la gioia di un tuffo in un mare così, vale veramente tanto. Tuffarsi nel mare che circonda l’isola sulla quale non ci vai per caso. In Sardegna ci vai perché ci vuoi andare. In Sardegna non ci vai per trovare la tua onda migliore. In Sardegna ci vai perché vuoi surfare le onde della Sardegna.

 

 

Sono ancora qui, in Sardegna. Ultime ore di questa mia avventura. Qualche altro brandello di matita in viaggio; con la voglia di riordinare presto tutto e rileggere di queste sensazioni. Me ne torno con un pezzetto di isola in più. La sua natura. I suoi spazi senza tempo. La ricerca della onde. Qualche giorno fa sono partito per venire qui e ho avuto la sensazione che non si trattasse di un viaggio, ma di un ritorno. Ecco, adesso, mentre sto per lasciare questo posto, sento vivo il desiderio di tornare. Quella stessa sensazione di quel mio primo viaggio di surf in Sardegna. Lascio qualcosa di me; o forse, chi lo sa, ho lasciato qualcosa di me. In quell’età che ancora non mi ricordo…

Ci vediamo presto Sardegna. Montagna che regala mare.

 

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LUCA DIODATO

Da sempre sono stato affascinato dal viaggio e dalla scoperta. Ho iniziato scoprendo e raccontando i posti della mia terra. Ho poi avuto la fortuna di iniziare a scoprire pezzi di mondo, entrando in contatto con quella che oggi ritengo la mia più grande scoperta: il "diverso". Il viaggio, la voglia di scoprire e il continuo contatto con il mare, mi hanno portato a conoscere e coltivare la mia passione per il surf. Oggi continuo a raccontare le mie avventure. A cercare onde. A scoprirmi.