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Cose di Sardegna - Luca Diodato
Italia Storie in viaggio

Cose di Sardegna

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Dicembre 29, 2019

“Non piove, non è Mercoledì e non sono a Cesena. Mi trovo invece ad Alghero, in costume sulla spiaggia, brunito e in forma, a trenta metri dalla casa dove vivo quando non sono a Viterbo…”. Cose di Sardegna.

29 Dicembre, ultimi giorni di questo 2019. Un anno che ho iniziato in Sardegna. Un anno che terminerò in Sardegna. Sono seduto su uno scoglietto nella parte più a nord della spiaggetta di Torre del Pozzo, nel cuore della costa ovest e sfoglio per la prima volta “Passaggio in Sardegna” di Massimo Onofri; un libro che ho custodito per molto tempo e che ho scelto di iniziare a leggere adesso, durante questo mio ritorno sull’isola. Una frase nei ringraziamenti mi aveva sempre tenuto un po’ a distanza…

“Per mia figlia Nicoletta, il mio grande amore, perchè esiste, anche se non c’è”.

Il tramonto inizia, alle mie spalle S’Archittu. Il ricordo di una surfata epica, era lo scorso 4 Gennaio, il ricordo dei primi giorni di questo 2019. E l’inizio della storia di un docente di letteratura che nel pieno della sua carriera si vide assegnare una cattedra all’università di Sassari. Un evento, che senza volerlo, lo portò a trascorrere molto tempo in Sardegna e che gli cambiò per sempre la vita. In meglio.

Quando ho iniziato a leggere queste pagine, la mia mente è andata a quell’Ottobre di 4 anni fa. Non era la prima volta che venivo in Sardegna, ma era la prima volta che vedevo la Sardegna con questi occhi; in quella settimana non feci altro che prendere onde tutto il tempo, ero a Buggerru, un po’ più a sud di dove mi trovo adesso, e quella volta la Sardegna, senza volerlo, segnò un po’ anche me.

Da quella volta i ritorni in Sardegna sono stati tanti, e dopo averla girata quasi tutta ho trovato qui il luogo in cui adesso mi viene naturale tornarci. E’ un tratto di costa un po’ nascosto, nel centro di quella parte di isola che affaccia ad ovest. Nel cuore della costa verde.

Ci sono ritornato pochi giorni fa, dopo mesi di lavoro abbastanza intenso e frenetico che mi hanno portato spesso in giro per l’Italia. Poi l’11 Dicembre il mio ultimo volo dell’anno; poi una decina di giorni di lavoro più tranquilli nella mia Napoli, e dopo un tranquillo Natale immerso nella mia famiglia rieccomi qui, nella mia Sardegna. Dopo tre giorni di onde insieme agli amici di sempre e che ogni volta tornano ad accogliermi nei loro luoghi e dentro le loro onde; rieccomi, alla fine di una giornata nella quale ho scelto di tornare a respirare la mia Sardegna.

La Sardegna è percorrere chilometri immersi dentro righe d’asfalto circondate di arbusti infiniti e segnati dal maestrale. La Sardegna è il mare che spicca all’improvviso dietro ogni curva e un attimo dopo disegna forme di onde dentro gli specchietti. E’ quel ricordo che ti ha accompagnato nei momenti in cui eri lontano, ma che non è mai sparito dai luoghi che avresti ritrovato.

La Sardegna è il rosso dei lunghi tramonti d’inverno, è il colore delle sue onde, è la voglia di stare in acqua dove il surf riesca ancora a mantenere la sua vera essenza. La Sardegna è la voglia di riascoltare quell’accento che ancora non riesco a decifrare, ma che ogni volta che esco da quel portellone della Tirrenia torna a riempirmi le orecchie.

La Sardegna è un rumore che ascolti con gli occhi, è un suono che profuma, è un senso che mi è entrato dentro e che a volte sembra farsi osservare ad occhi chiusi. La Sardegna è quel luogo che se dovessero prendermi da qualsiasi altra parte del mondo e mettermi qui all’improvviso, saprei sentire ad occhi chiusi dove mi trovo.

La Sardegna è quell’isola nell’isola dove Riina fu costretto a restare per anni senza mai guardare il mare, mangiando e dormendo avendo come unico contatto con l’esterno una finestrella che dava sul cielo; forse il peggior contrappasso che Dio potesse mai destinare ad un uomo.

La Sardegna è silenzio. Quel silenzio che mantiene gelosi i suoi rumori e sceglie di regalarli solo a chi ha imparato a distinguere il vuoto dell’assenza dai suoni del silenzio.

La Sardegna è quel posto dove il nulla non è mai stato così pieno, quel posto che all’improvviso senza che tu te ne accorga ti ha segnato per sempre; e in quel momento senti che ogni volta che lo lascerai, avrai lasciato qui un altro po’di te.

La Sardegna, la mia Sardegna, è quel minuscolo pezzo di terra, in quel minuscolo pezzo di mare, che ha dato forma alla storia molto prima di tante altre storie, ma che si è poi vista depredata di tutta la sua ricchezza. Di tutta la sua storia. La Sardegna, la mia Sardegna, è quel posto che dentro di me questa ricchezza riesce ancora a raccontarla tutta. Quella ricchezza che nel mio piccolo, torno ogni volta a dipingere con le parole. Testimone di un tesoro che riesce a mantenere tutta la sua naturale energia, e che ogni volta riesce a riempirmi di sensazioni.

La Sardegna, la mia Sardegna, è quell’isola che esiste. Anche se non c’è…

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LUCA DIODATO

Da sempre sono stato affascinato dal viaggio e dalla scoperta. Ho iniziato scoprendo e raccontando i posti della mia terra. Ho poi avuto la fortuna di iniziare a scoprire pezzi di mondo, entrando in contatto con quella che oggi ritengo la mia più grande scoperta: il "diverso". Il viaggio, la voglia di scoprire e il continuo contatto con il mare, mi hanno portato a conoscere e coltivare la mia passione per il surf. Oggi continuo a raccontare le mie avventure. A cercare onde. A scoprirmi.