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L’energia dell’oceano

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Maggio 16, 2018

Siamo a cena con Ale e la sua compagna. Dopo una giornata tra terra e oceano, e un tramonto iniziato fuori la terrazza del suo Sail Hostel.

L’ultima sera qui. Almeno per questa volta.

Ale stappa una bottiglia. Ci racconta di come ha realizzato il suo sogno. Ci racconta di come nel 2013 ha preso forma la sua “casa sull’oceano”. Il Sail Hostel. Una dimora per surfisti, ma non solo. Ci racconta delle giornate di onde più belle qui a Peniche. Poi a un certo punto, tra un bicchiere di vino e un altro, iniziamo a ragionare su qualcosa che adesso manco ricordo. Ma che ci ha presi in maniera intensa. Qualcosa che, nelle mie memorie di quella serata, ci ha fatto ridere.

 

Coast to coast a caccia di onde

 

Sono per la terza volta in Portogallo; la seconda da quando ho scoperto il surf. Io e Ilario siamo arrivati a Lisbona grazie a Ryan che ormai copre sempre più rotte anche da Napoli. Siamo arrivati di venerdì, in tarda mattinata; ritiro rapido dell’auto in aeroporto e direzione onde.

Peniche, fuori stagione, è un piccolo paesino sull’oceano. Sembra quasi un presepe di soli surfisti e di qualche viaggiatore anomalo che sembra finito qui causa “bussola impazzita”. Mi ricorda uno di quei paesini sulla costa oceanica raccontati da Ken Follet in “La cruna dell’ago”. Qui è tutto molto lento. Piacevolmente lento. E se d’inverno stai qui senza una tavola o senza un van, vieni quasi preso di mira dai gabbiani che iniziano a scrutarti insospettiti.

Arriviamo al tramonto e assetati di onde; ci precipitiamo in acqua alla spiaggetta sotto “casa”. L’acqua è letteralmente congelata. Ma non riusciamo a non nuotare fino alla line up e a starcene per un’oretta immersi nell’oceano. C’è poca swell, ma ci basta per brindare all’inizio di questa nuova avventura.

 

Tavole a bordo. Costa a sud di Baleal

 

Torniamo alla nostra stanza a tramonto ormai finito; giusto il tempo di una doccia bollente e un saluto ad Ale, e torniamo al nostro solito ristorantino di Peniche. Divoriamo tutto quello che passa sotto il naso; tutti i tavoli sono pieni. E si parla solo di onde e di previsioni per il giorno dopo.

Rientriamo. Io mi fermo un po’ in terrazza.

La terrazza del Sail Hostel punta dritta dritta verso l’oceano.

L’oceano l’ho scoperto tardi. O forse presto. Un po’ come il surf d’altronde.

 

 

Resto in terrazza a sentire tutta quella energia. Di notte qui si sente solo il mare. Di notte qui il mare non si vede. Penso a questo momento. Al nulla che c’è qui intorno. Al tutto che sento dentro di me. Certi posti sembrano fatti apposta per ascoltare il nulla. Per poter avvertire il tutto. In quei posti la natura c’è più che in altri. Forse perché riesce a venir fuori senza il timore di incontrare troppa traccia umana e di essere contaminata. Viene fuori oltre che con le sue forme, con la sua energia. E in quei posti diventa più semplice incontrarla.

Ripenso al surf. Sarà stato il surf a farmi incontrare questi momenti, o la ricerca di questi momenti a farmi trovare il surf? Poi mi abbandono. Perché non ho voglia di cercare una risposta. Ma godermi questa notte. Quello che i miei sensi avvertono.

Come spesso mi succede in quei momenti e in quello stato di benessere, ripenso ad una frase che mi disse un surfista del posto durante la mia prima surfata in Puglia. Me la disse dopo esserci raccontati un po’. Mentre eravamo in acqua, mi raccontò della sua brillante carriera da dirigente di banca in una città del nord. In Emilia. Mi raccontò della sua voglia di ritrovare il mare. Della sua scelta di ridimensionare la sua carriera. Della sua voglia di voler ridare un po’ di tempo al suo tempo. Di volersi affidare di più al mare e di meno alle scadenze. Di voler ridimensionare il suo benessere “materiale”. E di arricchirsi di emozioni. Mi raccontò della sua scelta di tornare a casa. Di rinunciare a tanti soldi. Di rinunciare alla continua rincorsa a qualcosa che non c’è. Di rinunciare al ciò che sarà. Per viversi il ciò che è. Mi raccontò del suo cambio di vita. Mi raccontò di aver ritrovato i suoi affetti. Il mare. E poi, del suo incontro con il surf.

Quell’omaccione, sul suo long, mi disse una frase del tipo….”quando staremo per crepare, se avremo ancora un pizzico di coscienza, saranno questi i momenti che ci scorreranno davanti agli occhi. Come ringraziamento a questa unica vita e alle nostre scelte”.

È mattina presto, poche ore dopo la nostra cena con Ale. Sono in auto con Ilario, direzione aeroporto. Le uniche onde prese sono state quelle al tramonto durante le prime ore di questo viaggio. Poi l’oceano ha fatto di testa sua e ha deciso di sommergere con una prateria di schiuma ogni angolo di costa.

Torniamo con poche onde negli occhi. Ma con tanta energia nella testa.

L’energia dell’oceano.

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LUCA DIODATO

Da sempre sono stato affascinato dal viaggio e dalla scoperta. Ho iniziato scoprendo e raccontando i posti della mia terra. Ho poi avuto la fortuna di iniziare a scoprire pezzi di mondo, entrando in contatto con quella che oggi ritengo la mia più grande scoperta: il "diverso". Il viaggio, la voglia di scoprire e il continuo contatto con il mare, mi hanno portato a conoscere e coltivare la mia passione per il surf. Oggi continuo a raccontare le mie avventure. A cercare onde. A scoprirmi.

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