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L’isola di Arturo

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Ottobre 16, 2018

A Procida ci sono arrivato tardi. Per ventinove anni l’ho tenuta a mezz’ora di traghetto da casa. Senza mai visitarla. Procida per me è un po’ così. Vicina; ma lontana. Procida resta un po’ in disparte. Molti turisti che visitano Napoli nemmeno sanno che esista. Là. Procida. Tra le sue strade strette. I suoi colori vivaci ma silenziosi. Qual suo essere isola lontana quasi tutto l’anno. Se Procida dovesse scegliere, ogni giorno resterebbe all’ultimo banco. Impreparata perché il pomeriggio prima, anziché studiare, ha preferito fuggirsene di nascosto al mare. Oltre il ponte. Su quello scoglio di tufo che resta custodito da un vecchio guardiano. Che sonnecchiante, mi ha visto passare. E che sorridendo, ha fatto finta di nulla. Accogliendomi per un tramonto d’autunno sulla selvaggia Vivara.

 

Scorci autunnali a Procida – La “Corricella”

Procida si raggiunge facilmente da Napoli o da Pozzuoli; personalmente preferisco raggiungerla da Pozzuoli. Da qui sono diverse le compagnie che servono la linea: Gestur, Caremar o  Medmar. 

Tutte seguono la stessa rotta; tutte passano per uno degli scorci più suggestivi del golfo. Il faro di Capo Miseno. Quel pezzo di costa raccoglie tanto di me. Qui ci venivo nei miei anni del liceo. Qui ci vengo d’inverno, quando tutto assume forme più autentiche. Qui ho surfato le mie prime onde napoletane. Qui, tutt’oggi, vengo spesso a surfare.

 

Faro di Capo Miseno

L’arrivo al porto di Procida lascia subito assoporare una realtà un po’ parallela; e trasmette subito una sensazione di lentezza. Quel senso di lontano che in poco tempo trasporta in questo mondo. Procida non è per tutti. Procida è essenziale. Per chi cerca ritmi diversi. Per chi è curioso; chi ha voglia di vivere la curiosità nei luoghi dove la natura si lascia percepire ed avvertire. Per chi apprezza un tramonto di silenzi. O una cena di pescato fresco sotto le stelle e coi piedi sporchi di sabbia.

Come sempre, mi risulta un po’ difficile raccontare di Procida in quanto Procida. In generale, mi risulta difficile raccontare i luoghi in quanto luoghi. E’ una cosa che non so fare. Piuttosto, mi appassiona raccontare quest’isola come i miei occhi la percepiscono; e la racconto provando a dare “scorci” a chi, magari, la vivrebbe con una prospettiva simile alla mia.

 

Procida – panorama sul Golfo di Napoli

 

Parlerei tanto di quest’isola; e probabilmente non sarà questo l’ultimo articolo nella quale la racconterò. Come dicevo, Procida l’ho scoperta tardi; ma nonostante questo l’ho vissuta in fasi diverse della mia vita. E l’ho quindi vista e percepita ogni volta con un occhi diversi.

Adesso, mentre ripenso a questi tre giorni di Ottobre in cui l’ho vissuta, mi va di raccontarla così.

Procida è piccola. Davvero piccola. Consiglio di arrivarci con un bagaglio molto leggero. E di arrivare “leggeri”. Ovunque si alloggi, una volta sbarcati provate e muovervi a piedi: se anche il vostro alloggio sarà dalla parte opposta al porto, comunque non sarete troppo distanti; e clima permettendo, sarà stupendo passeggiarla.

Procida accoglie benissimo eventuali viaggiatori in tenda; personalmente, stagione permettendo, è la soluzione che preferisco: campeggio “Serra”. Molto semplice e spartano, ma con un terrazzo naturale che affaccia dritto sulla spiaggia di Ciraccio e che da una vista unica sull’isolotto di Vivara.

Da qui sarete a due minuti a piedi dalla caletta del “Pozzo Vecchio”. Da molti conosciuta come “Spiaggia del Postino”; il posto in cui Massimo Troisi scelse di girare diverse scene de “Il Postino”.

Soluzione più comoda, e disponibile anche nei periodi di chiusura del camping, è il B&B Il Leone di Mare. Ottima accoglienza e camere per tutte le esigenze; con una colazione ricca di prodotti locali.

Da entrambi i punti consiglio di raggiungere a piedi la marina della Corricella; dal mio punto di vista il posto più caratteristico dell’isola. Un’esplosione di colori con viuzze che dall’alto accompagnano al vecchio porto dei pescatori. Tra casette da sogno e foglie di fico d’india cresciute nel tufo. L’ho ritrovata durante questa mia ultima tappa sull’isola; ogni volta uno spettacolo!

Vista sulla Corricella

 

In questi miei giorni sono tornato a vivere il tramonto dai faraglioni della spiaggia di Ciraccio; in effetti ci mancavo da un paio di visite all’isola. Credo il tramonto più bello di Procida, insieme a quello che si ammira dal versante occidentale dell’isolotto di Vivara; Vivara, un’isola nell’isola della quale vorrei presto raccontare. Dai faraglioni di Ciraccio, in autunno il sole scende dritto dritto dietro il monte Epomeo, la punta più alta di Ischia; un’altra delle isole campane. Il tramonto da qui, in questo periodo dell’anno, è una di quelle cose che ogni viaggiatore meriterebbe di vivere. Per i colori che assume; e per il senso di “lontananza” che concede.

 

Tramonto dalla spiaggia di Ciraccio

 

Duecento metri più avanti,  un ristorantino che adoro; Vivara. Pescato del giorno cucinato divinamente. Possibilità di cenare con i piedi nella sabbia. E simpatia da parte della “famiglia” Vivara. Ad ogni mia tappa sull’isola, una cenetta qui torno sempre a farla.

Scoprire Procida, con questi occhi, credo sia estremamente semplice e ricco; occhi che sono un po’ abituati a ricercare l’essenziale. Ecco, forse la cosa che adesso, mentre scrivo, sento di portarmi più di tutto da questa mia ultima visita a Procida, è una frase letta. E un mio pensiero.

Ultime ore sull’isola. Tornavo verso il porto. Noto una frase….”L’essenziale è invisibile agli occhi”. In realtà è una frase che ho letto non poche volte. E che in effetti, ogni volta, sentivo un po’ appartenermi. Ma per la prima volta da quando la conosco, ho avvertito un po’ di distanza. Il mio pensiero è stato…

“Credo che l’essenziale sia più che visibile agli occhi. Tutto dipende un po’ da quali occhi guardano il mondo!”.

Ciao Procida. A presto.

 

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LUCA DIODATO

Da sempre sono stato affascinato dal viaggio e dalla scoperta. Ho iniziato scoprendo e raccontando i posti della mia terra. Ho poi avuto la fortuna di iniziare a scoprire pezzi di mondo, entrando in contatto con quella che oggi ritengo la mia più grande scoperta: il "diverso". Il viaggio, la voglia di scoprire e il continuo contatto con il mare, mi hanno portato a conoscere e coltivare la mia passione per il surf. Oggi continuo a raccontare le mie avventure. A cercare onde. A scoprirmi.