Storie in viaggio Surf

Posti senza senso

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Agosto 16, 2019

Sono davanti ad un’immensa distesa di verde, nel cuore della Sierra Nevada. Come mi capita spesso quando sono in viaggio, e mi trovo davanti a scenari così emotivamente forti, ripenso ai miei genitori. All’opportunità che mi hanno dato. E agli occhi che mi hanno regalato.

Se dovessi trovare un termine che più racconta questi miei primi giorni in Colombia, mi verrebbe da dire “colori”. Mare, natura, cielo; contrasti che cambiano a distanza di pochissimi chilometri. E il popolo, chiaro delle prime ore a Bogotà, scurissimo sull’isola di Barù, mulatto durante questi miei giorni di totale abbandono nel cuore della giungla. E ora davanti a me il verde dalle mille varietà di alberi pizzicati da colibrì dai mille colori. Quel verde che sembra quasi inseguire l’infinito, mischiandosi poi con l’oceano.

Durante questo viaggio ho avuto la fortuna di portare con me “Momenti che contano”; un libro che sta creando un viaggio dentro il viaggio. Un libro che racconta le dinamiche che si attivano dentro la nostra mente in concomitanza di eventi che restano più impressi di altri. E di come questi possano essere frutto di opportunità casuali o di scelte consapevoli che riescono poi a generare istanti di forte impatto emotivo. Momenti che si elevano rispetto ad altri.

Mi è successo di avvertirla stamattina questa sensazione, e ho provato così a raccontarmi quali momenti di questa prima parte di viaggio mi ricorderò più di altri.

Dedico queste parole a tutti quelli che hanno voglia di darsi questa stessa opportunità; a chi ha scelto di scegliere. A chi ha scelto di creare momenti. A chi, grazie anche a queste parole, nella sua scoperta vorrà provare e scoprire questi splendidi luoghi.

Surfando con i pellicani

E’ successo qualche giorno fa, a Cartagena. Cittadina splendida da un punto di vista storico e culturale; piena di colori e di tradizione. Ma oggi credo in forte “decadenza” capitalistica, e sommersa di cemento e hotel a decine e decine di piani. Probabilmente tra non più di 10 anni sarà diventata una piccola Miami; soprannome che gli stessi colombiani tendono a rimarcare, forse perché è proprio quello il tipo di turismo al quale la Colombia ha scelto di accompagnarla. Facendole inevitabilmente perdere la sua più viva e autentica essenza.

Però, forse, una cosa resterà per sempre in questo posto: un’onda sinistra lenta e lunga, divertentissima per gli appassionati di longboard. Parte dalla punta estrema della playa che costeggia la città “moderna”; e con la giusta marea sia allunga per un centinaio di metri.

Era la mia seconda surfata in questo posto; ero in acqua da circa un’ora, quando un gruppetto di tre ragazzi appena arrivati in acqua inizia a discutere con dei surfisti del posto. Faccio poca fatica a capire che si tratta di tre israeliani. Non è la prima volta che mi capita di assistere a scene del genere. La stessa cosa mi era successa in Sri Lanka e poi in Indonesia. Mi viene quasi da pensare che siano fatti così…

Capisco subito l’andazzo e mi sposto, scegliendomi un altro picco; che purtroppo però lavora male. Così inizio ad osservare il volo dei pellicani: è incredibile come riescano a portare le loro ali o pochissimi millimetri dall’acqua senza mai sfiorarla. Conto che ripetono quel gesto con una frequenza di circa venti volte ogni dieci secondi; e le ali rasentano sempre l’oceano senza mai sfiorarlo! Finisco la mia session là, osservando i pellicani, nella loro danza perfetta sopra l’oceano.

L’ora della siesta

Scenario completamente diverso, parco del Tyrona. Un luogo con un’energia incredibile, completamente immerso tra giungla e oceano. Zero cemento. Tutte eco-strutture. Sembra di essere anni luce lontani dai grattacieli di Cartagena. La Colombia è così.

E’ successo ieri, tornavo dalla mia surfata mattutina con Linia, la driver che mi sta accompagnando in tutti i miei spostamenti dal cuore della giungla all’oceano. Rientrando ha visto in lontananza due contadini, credo avessero finito da poco di raccogliere banane, e dormivano; mi rimarrà per sempre impressa quella frenata. Non ne capivo il motivo; poi passati i due tipi in piena pennichella, Linia mi ha spiegato il motivo del suo rallentare: fare poco rumore con il suo 4×4 ed evitare di disturbarli mentre erano immersi nella loro “siesta”! In quel momento non sono riuscito a non sorridere e a pensare a quanto cambi la reazione ad una stessa circostanza, a seconda del contesto culturale in cui siamo. Ripenso ancora una volta a quanto viaggiare dia l’opportunità di aprire prospettive sempre nuove, e di quanto la nostra convinzione di popoli “democratici”, nasconda invece fortissimi limiti alla vera e reale accettazione del diverso.

L’immensità del Tyrona

Il momento più intenso di questa vacanza. Almeno fino ad oggi.

E’ successo stamattina. Grazie a Linia ho surfato in un posto assurdo, un luogo che ho definito senza senso!!

Immerso in uno scenario incredibile, quasi apocalittico: cielo completamente coperto e grigio, oceano scuro e parco del Tyrona davanti a me. Tra l’oceano e il resto del mondo.

Mentre entravo in acqua ho avuto una sensazione che ho provato per la prima volta così netta da quando faccio surf. Mi sono sentito un intruso, quasi come se fossi di troppo in quel momento. Ero dentro una natura così incontaminata, che quasi non riuscivo a sentirmi parte di tutto quello! C’ho messo un po’ ad ambientarmi, di solito mi sento appartenere a quel mondo e a questo tipo di contesti; stamattina è stato diverso.

Ma quando poi quel posto mi ha catturato, mi ha portato lì e ho percepito un totale senso di vuoto; un completo distacco da tutto ciò che non fosse quello che i miei sensi percepivano in quell’istante.

Un posto senza senso.

E’ stato in quel momento che mi sono sentito di nuovo parte di quello che fino a qualche minuto prima mi trasferiva distacco. Ed è stato in quel sentirmi tutt’uno con quell’istante, che ho percepito la voglia di far scorrere dentro la mia testa momenti di forte emozione. Momenti vissuti con persone che mi porto nella parte più profonda di me; come se in quel totale distacco dal resto, la loro unicità fosse il tutto di quel momento. Momenti che contano. Momenti che si elevano rispetto al resto. Momenti che restano per sempre. Proprio come il mio contatto con questa parte di mondo e di energia mai sentiti prima.

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LUCA DIODATO

Da sempre sono stato affascinato dal viaggio e dalla scoperta. Ho iniziato scoprendo e raccontando i posti della mia terra. Ho poi avuto la fortuna di iniziare a scoprire pezzi di mondo, entrando in contatto con quella che oggi ritengo la mia più grande scoperta: il "diverso". Il viaggio, la voglia di scoprire e il continuo contatto con il mare, mi hanno portato a conoscere e coltivare la mia passione per il surf. Oggi continuo a raccontare le mie avventure. A cercare onde. A scoprirmi.